La sentenza n. 30254/2024 della Corte di Cassazione, segna un importante sviluppo nella disciplina della revocatoria fallimentare, concentrandosi sull’onere della prova dell’inscientia decoctionis da parte del terzo beneficiario del pagamento. Questo provvedimento rappresenta una pietra miliare per gli operatori del diritto bancario e fallimentare, chiarendo i confini dell’interpretazione dell’art. 67 della Legge Fallimentare (R.D. n. 267/1942).
Il contesto normativo
L’art. 67 L.F. consente di revocare i pagamenti effettuati dal debitore nei sei mesi precedenti la dichiarazione di fallimento, salvo che il terzo dimostri di non essere a conoscenza dello stato di insolvenza (inscientia decoctionis). Questo principio mira a tutelare il principio della par condicio creditorum, limitando vantaggi indebiti per alcuni creditori a danno della massa fallimentare.
La vicenda giuridica
Il caso esaminato riguarda una delegazione di pagamento, nella quale un soggetto terzo aveva ricevuto somme rilevanti da un debitore poi dichiarato fallito. Il curatore fallimentare aveva avviato un’azione revocatoria, contestando la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore da parte del beneficiario. La controversia ruotava attorno alla prova positiva dell’inscientia decoctionis, richiesta al beneficiario per resistere alla revocatoria.
Il principio di diritto esposto
La Corte ha stabilito che l’onere probatorio dell’inscientia decoctionis grava interamente sul terzo beneficiario del pagamento.
Tale onere non può essere assolto con una mera negazione di conoscenza dello stato di insolvenza, ma richiede elementi oggettivi e circostanziati che dimostrino l’estraneità del beneficiario alle condizioni economiche del debitore. La Corte ha sottolineato che:
- la conoscenza può essere desunta da indici sintomatici, come protesti, segnalazioni presso banche dati creditizie, o mancati pagamenti verso altri creditori;
- la mancanza di una verifica diligente delle condizioni economiche del debitore può integrare un comportamento negligente incompatibile con l’inscientia decoctionis.
Implicazioni pratiche
La decisione della Cassazione ha un impatto rilevante sulle prassi operative, in particolare per il settore bancario in quanto aumenta il livello di diligenza richiesto. Le banche e altri istituti finanziari dovranno infatti implementare controlli più stringenti sulla solvibilità dei propri clienti.
Viene faavorita poi la trasparenza nelle transazioni commerciali. I soggetti beneficiari di pagamenti rilevanti devono infatti dimostrare di aver agito in buona fede e con prudenza.
Infine, vengono bilanciate le esigenze di certezza dei rapporti giuridici con la tutela del principio della par condicio creditorum.
Anna Esposito
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